La scommessa possibile

Foto di Manuela Torterolo

Che un editore possa – anche oggi e anche in quest’Italia che sembra aver perduto la bussola – pubblicare buoni libri è fuor di dubbio. Anzi aggiungerei che mai, come oggi, se n’è sentito il bisogno.

Nelle ultime settimane, mentre ci accingevamo a dare vita a Matisklo Edizioni, ne abbiamo sentite tante, d’ogni sorta. «È una scommessa persa in partenza», giusto per dirne una; o ancora: «il progetto è ambizioso e il paese non è pronto».

Il ritornello che, però, abbiamo ascoltato di più è stato: «l’editoria – o almeno la “vostra” idea di editoria – è morta». Uccisa dal mercato, abbiamo supposto fosse l’inespressa conclusione di chi, mestamente ma con un’aria molto saggia, ci comunicava un lutto tanto grave per tutti noi.

All’origine di questo modo di pensare molto clinico – le due e cinquantatré ora del decesso dell’editoria italiana – c’è una percezione solo parziale del mondo editoriale, secondo cui i grandi marchi riempirebbero le librerie di pubblicazioni di cui non si sentiva un gran bisogno, assecondando – o addirittura pilotando – il mercato. Per contro opere, anche meritevoli, di autori ritenuti di scarsa “commerciabilità” non sarebbero neppure prese in considerazione.

E i piccoli? Le loro opere meritevoli si perderebbero tra le pile dei best-sellers e l’enorme massa dei libri “a pagamento”, spesso non riuscendo neppure a giungere sugli scaffali, considerati gli enormi problemi di distribuzione che affliggono le realtà editoriali minori.

Con queste armi spuntate, oltre ad aver paradossalmente reso una libreria – on-line o cartacea che sia – il luogo meno adatto per trovare un buon libro, il mercato sembrerebbe aver ucciso la “nostra” idea di editoria.

Già, ma quale sarebbe, alla fine, la nostra idea di editoria?

Quella di chi s’impegna nella ricerca e nella diffusione di libri validi, senza però avere la presunzione intellettuale di chi, rivolgendosi ad un’elite di palati fini, finisce col creare qualcosa di assai più simile a un ghetto che a una nicchia. Questa, per noi di Matisklo Edizioni, è una scommessa possibile.

E poi, giusto per gradire, io stesso sono tornato dalla mia ultima caccia al libro con ben quattro volumi, tutti ottimi libri. Due sono stati pubblicati da editori celeberrimi, gli altri portano marchi minori ma sono anch’essi di grande qualità. Ma cosa assai più importante, nessuno di questi è un classico – sul valore dei classici non si discute –: si tratta di opere di autori contemporanei.

Dunque i libri di pregio esistono ancora e la loro bellezza non dipende affatto dal marchio che recano in copertina. Oggi, come vent’anni fa, la peggiore nemica del lettore è la fretta nello scegliere, figlia del consumismo compulsivo da fast-food, che è esattamente agli antipodi della sostanza di cui sono fatti i libri, siano essi eBook o cartacei tradizionali. Qui il cosiddetto mercato riesce davvero a fare qualche danno, ad esempio assecondando la fretta con gli “strilli” colorati che tuonano le cifre folli del venduto.

Per il resto, parlare di mercato equivale ad accampare una scusa che svilisce il lettore, perché il mercato è composto di lettori e ci sono tantissimi lettori a caccia di libri – ben più di quanti possiate immaginarne – lettori che, al di là del proprio gusto e delle preferenze personali, sanno distinguere un’opera valida da una scadente e che, soprattutto, sono consapevoli che un libro non è un semplice oggetto di consumo.

Qualche riga sopra, quando ho parlato della politica editoriale di Matisklo Edizioni, non ho usato a caso la parola “ricerca”. Se volete un buon libro dovete cercarlo con cura, nelle pieghe delle pagine web come sugli scaffali. Un buon libro è un tesoro e, la cosa è risaputa, i tesori non si trovano facilmente.

Cesare Oddera

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8 pensieri su “La scommessa possibile

    1. Cara Lucia, visto che ancora non te l’ho detto (capiterà di farlo personalmente) ne approfitto: benvenuta a bordo!

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