In libreria: “Amori amari” di Lucia Piombo

luciapiombo
Lucia Piombo

La prima volta che capita di leggere Lucia Piombo (o Poetella, per chi la conosce attraverso il suo blog) è sempre una bella sorpresa.
Sarà per la freschezza che attraversa la pagina, sarà per il linguaggio preciso ma mai avvitato su se stesso, o forse perché in un mondo sempre troppo popolato da scrittori che si sentono “arrivati” Lucia è una che non se la tira, non si pone sul poetico piedistallo, non sbatte in faccia al suo lettore le sue capacità come a dire “guarda qui come sono brava”. Anche se potrebbe benissimo farlo, e sarebbe perdonabilissima, perché brava lo è veramente.
Ma a lei sembra non interessata a sentirselo dire, quello che le importa è comunicare attraverso la sua poesia. Raccontare, anzi mostrare, un pensiero, un’emozione, una situazione.
amoriamariIn Amori amari – monologhetti e dialoghetti di amori infelici Lucia Piombo colpisce dritto nel centro del suo bersaglio: i diciotto brani che compongono il libro affrontano l’Amore nelle sue diverse sfaccettature e nei suoi diversi significati, passando da quello sensuale a quello filiale, ritornando più volte sugli stessi elementi espandendoli, allargandoli, tratteggiandoli con maggiore dettaglio.
Il risultato è una raccolta di poesie che è quasi un poemetto unico, come se la divisione in sezioni fosse solo per una pura questione di chiarezza espositiva.
Del linguaggio usato ho già detto prima: semplice e preciso, mai fine a se stesso ma sempre orientato a trasmettere al meglio il messaggio senza usare “paroloni”. Il verso è libero, con grande importanza data alla posizione dello stesso sulla pagina; versi brevi anzi brevissimi si alternano a macroversi lunghi più di mezza pagina, rendendo il respiro oscillante e l’andamento avvolgente.
Ma a poco serve descrivere lo stile di Poetella-Lucia, molto meglio leggere qualcosa di suo, come il brano che segue tratto dal libro.

Francesco Vico


Quattordici,

o della paura delle parole

– E chi sta parlando d’amore,

io non parlo d’amore. Che ne so io dell’amore.

Tutti a dire ti amo, ti amo.

Ma che vuol dire ti amo? Io non parlo affatto d’amore.

Non ci penso per niente.

Io parlo di desiderio. Quello lo capisco. Quello sì che lo conosco.

Il desiderio.

C’era quella giostrina con la musichetta a carica, i cavallini bianchi che si muovevano, quella giostrina giocattolo in premio per la gara di ballo.

Quattro anni. Avevo quattro anni, al mare.

E volevo vincere la gara solo per avere la giostrina.

Per poterla tenere in mano. Per poterla toccare e guardare sempre.

Chiudere gli occhi, riaprirli e vedermela lì.

Girare la chiavetta e metterla in moto e sentire la musichetta.

Anche di notte.

Non dormire mai, mai, mai, e guardarla e pensare è mia.

Il desiderio lo conosco, io.

E lo sforzo. Lo sforzo per raggiungere l’obiettivo.

Maledetto sforzo, maledetta fatica. Stringi i denti e continua.

Ché l’ho vinta, quella volta, la gara di ballo. Tutta sudata. Era caldo. Era agosto. E mi si era anche sciolta la gardenia di seta che mamma aveva appuntato sulla camicetta verde. Che avevo paura che cadesse. Si scucisse del tutto. Si rompesse. Ma non ho mollato. E ho vinto.

E mi sono presa la giostrina e mia sorella, che è arrivata seconda, ha preso una fochetta di gomma con la palla in testa, una pallina rossa e bianca a spicchi, carina, mica no, che siccome non le piaceva, l’ha data indietro e diceva che la giostrina era anche sua.

No, è mia,

no, è pure mia,

no, dammela che è mia, l’ho vinta io, tu hai vinto la fochetta,

non mi piace la fochetta,

ma la giostrina è mia, lasciala,

no, non la lascio. Lasciala tu.

E la giostrina è andata per terra e si è rotta.

C’è sempre qualcosa che va per terra e si rompe, se uno la vuole troppo.

Ho imparato, da piccola. Lascia andare. Lascia scorrere. Credo, almeno.

Ma sì, ho imparato.

– E chi sta parlando d’amore, poi

io non parlo d’amore. Parlo di desiderio.

Quello che mi prende, certe volte, che vorrei che tu fossi di là, dopo che…

a lavorare a qualche tua foto, come quella volta che me le hai fatte vedere, dopo,

Vedi qui, dicevi, questa parte della facciata non c’era! L’ho ricostruita io.

Ho cancellato quel cartello e rifatto la facciata. Vedi com’era prima? E le pietre.

Che anche le ombre sotto il timpano avevi ricreato. Come sei bravo, avevo detto. Ma mica pensavo solo alle foto.

Ecco. Vorrei che tu fossi di là a lavorare mentre io scrivo. Tranquillo. Calmo. Con l’arietta fresca della sera che entra dalle finestre.

E sapere che poi mi farai vedere quelle meraviglie che fai.

Ce l’ho questo desiderio.

E magari quello di poterti guardare mentre dormi, la notte, anche questo desiderio ce l’ho, guardarti dormire

più bello della giostrina, luminoso come la luna sull’acqua.

Ma in tutto questo, che c’entra l’amore?

– E poi chi sta parlando d’amore,

io non parlo d’amore. Certo, parlo di desiderio, io.

Che il fatto di stare a guardare il cielo, quando è come era oggi, azzurro come una lastra di pietra dura, libero e vasto, e fondo, stare a guardare il cielo mi fa sentire come se avessi i tuoi occhi addosso. Come se tu fossi qui.

E anche se sento il vento, stesso effetto, come stamattina, un venticello fresco, delicato, morbido morbido, ecco,

sono le tue labbra che mi sfioravano,

le tue mani che mi sollevavano la gonna.

Che mi sfioravano le gambe.

– E chi sta parlando d’amore,

io non parlo d’amore. Chi ha detto che parlo d’amore? Parlo di desiderio.

Certo.

Esclusivamente.

Esclusivamente di desiderio.

Che vuol dire ti amo?

Io so che giro, faccio, vado, torno, rivado, conosco gente nuova, rivedo gente vecchia, ma nessuno è come te.

Nessuno.

Mai.

Che c’entra questo con l’amore?

Io non sto parlando d’amore. Giuro. Parlo di te.


amoriamari

Lucia Piombo
Amori Amari
monologhetti e dialoghetti di amori infelici
ISBN 978-88-98572-00-7
Matisklo Edizioni, luglio 2013
2,99 euro

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7 pensieri su “In libreria: “Amori amari” di Lucia Piombo

  1. [Nora ed il suo bambino tarda, pare finito da zioA. e allora che si fa? Non si può stare senza…]

    c’avrei un desiderio…ecco un desiderio…come una curiosità di leggere Amori Amari
    Leggere poetella!

    e io leggo….volentieri!

    grazie!

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