In libreria: “Terra bruciata di mezzo” di Mirko Servetti

Mirko Servetti
Mirko Servetti

Giunto al traguardo della sesta pubblicazione, Mirko Servetti, ligure, classe 1953, può ad ogni buon conto essere considerato un veterano della nostra poesia ed annoverato fra le voci più interessanti e direttamente riconoscibili del panorama italiano e non solo. Eppure, nonostante questa sua riconoscibilità – un paio di versi sono sufficienti a farti dire «è lui» – Servetti è uno dei poeti che maggiormente hanno conservato intatta la capacità di sorprendere il lettore per vigore e grazia.
E oggi, a cinque anni dal suo ultimo volume di versi, ecco che torna con Terra bruciata di mezzo, un poema profondo ed impegnativo, che segue passo a passo l’incendio d’una storia d’amore – in una lunga notte dei sensi i cui confini sono appena calcati dal sottotitolo: fra Vespero e Lucifero – fino alla sua conclusione: «e le luci ancora sulla carne / negheranno il mondo ieri come oggi; / e privi di vista non calpesteremo / terrabruciatadimezzoaltre strade che queste […] È tardi per scoprire / e visitare la soffitta della torre, / il fuoco avanza e il senso del tatto / non ci assolve: ci vorrà molto tempo / per riavere una visuale così nitida».
Suddiviso in tre parti indipendenti ma complementari, Terra bruciata di mezzo è, per chi scrive, l’opera migliore di Servetti, quella in cui il rigore formale – uno dei marchi di fabbrica dell’imperiese – meglio si fonde con immagini di rara forza: «Non mi hai detto / quante stanze abitasti / né ti ho detto / quanti cieli ho visto, / e se avemmo vite convergenti / chi lo può dire / se non le silhouettes nostre / abbarbicate ai cantucci del soggiorno, / le terraglie accatastate / all’immutabilità della calenda / poiché l’inganno è nel dire / che il mondo è situato qui / e il dolore altrove».
Questo Servetti, più d’ogni altro, mi ha emozionato. Qualche naso intellettuale si arriccerà alla mia affermazione – pare che l’emozione sia fuori moda – ma qui si parla di versi in cui nulla, in forma e in sostanza, è lasciato al caso; nessuna sensazione è sostituibile, così come nessuna variazione di metro e di suono. Una pienezza di ricerca che mi rende consapevole di trovarmi di fronte alla grande poesia: «Infine la luna prese a ignorarci; / le serbammo uguale trattamento / e l’atmosfera d’improvviso / si fece forbita accompagnandosi / alla nostra povertà; senza bagagli / ci demmo a migrare […] con indosso / quel senso di vertigine che non concede / tregua né salario né perdono».

Cesare Oddera

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Tre estratti da Terra bruciata di mezzo:

*

L’indifferenza forse,
quella che come un ricatto
succede all’angoscia,
fu sospesa nel vento
che spirava dal fontanile di mare;
eppure sembrava tenerci al sicuro.
Il gioco potrebbe farsi crudele,
complice l’odore litoraneo
che rimonta mischiato
agli scarichi degli autocarri.
Mi lascio disgregare alla foschia
scordando il mio peso,
serrato da un sorriso
in assenza di un fine.

*

A chi renderemo le grazie
per la penombra di passaggio
che per attimi
sfida la viscosa indolenza,
dopo esserci gustati
con la calefazione a fil di pelle,
ricordando che le poesie
non hanno sapore…

…lo avevi già detto
in una rara intervista
secoli fa
lo ripeti ancora
sloggiando il sudore sotto la doccia.
Le rime evaporano
dalle maioliche
in contrasto con i baci
senza dubbio più bagnati,
ma ci sono poesie
che un qualche odore
lo indossano
magari non particolare;
sanno d’acrilico alcune
sono muschiate altre
e di circostanza, come tarsie
a lacerare le future memorie.
Esci dal box
come una musa piangente, ora,
ed io vorrei visitare
i prossimi versi
come città disabitate.

*

Ci avviamo senza concerto
alla piattaforma prossima all’acqua;
la notte esita, piana e umida
sulla tua pelle, emorragia di desideri
dal liquor al sillabario osceno
stormito nell’orecchio che ricorda
gli schiamazzi da bambini.
Ti stendi sulla gonna
attendi la mia debolezza compiutamente
prima di inarcare la schiena
e prendermi al di là degli orrori
di questo tempo; nella pegola
del vento imbolsito m’ingoierai
per risputarmi alla mattinata nuova
che pure ho già visto in continui replay.
L’abbraccio, come una similitudine
alternata all’abbandono, m’aggomitola
m’incide a sangue le perdute scritture,
le parole del tuo salmodiare,
le attese che credevo eterne.

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terrabruciatadimezzo

Mirko Servetti
Terra bruciata di mezzo
fra Vespero e Lucifero
ISBN 978-88-98572-01-4
Matisklo Edizioni, luglio 2013
2,99 euro

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5 pensieri su “In libreria: “Terra bruciata di mezzo” di Mirko Servetti

  1. Un saggio affascinante del tuo libro Mirko! Dal punto di vista critico, anticiperei che vi trovo una maturità ed una sicurezza espressiva notevoli. E’ una felice conferma, non un semplice progresso, la poesia infatti non è un percorso univoco, ma conosce parallele che s’incontrano e scoperte dietro l’angolo che si ritenevano irraggiungibili, eppure, a loro modo, logiche, se si accettano i suoi presupposti. Il vertice appare centrato nell’adozione di quel “tu” interlocutorio e dilemmatico cui ti rivolgi. Si tratta di una dimensione relazionale che esalta e, nello stesso tempo sfuma, i sentimenti, plasmandoli fino a suggerire un clima di irrealtà, per allusioni, gesti e piccole analisi accennate. Ne deriva che non è mai vero ciò che sembra, ma tutto è messo in discussione, ricreato per inseguire un sogno, anche solo di un attimo, perfetto, da prediligere in questa avventura nel mondo della poesia, vera “terra di mezzo” dell’uomo. Marzia Alunni

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