La sfida digitale: sfatiamo i tabù

197397-Online-BibliothekFin da quando esistono i libri e l’editoria, la domanda che assilla tutti gli autori esordienti è una soltanto: come si fa ad “entrare nel giro”. Tradotto in molti modi, l’eterno interrogativo tormenta chiunque abbia scritto un libro che ritenga degno d’essere letto, tanto da apparire quasi una sorta di peccato originale dell’atto creativo da espiarsi solo col battesimo della pubblicazione.
Inutile girarci intorno, la risposta comincia con la scelta di un editore, fatto salvo il considerare la possibilità del self-publishing una scelta vincente; come poeta non l’ho mai valutata per cui, non conoscendo i fondamentali, preferisco non pronunciarmi.
Ma come si sceglie un editore? Personalmente, in un editore ho cercato la qualità. Non sempre questa caratteristica coincide – e neppure cresce di pari passo – con il prestigio o la notorietà di cui gode una casa editrice. Non credo di far torto a nessuno affermando che esistono anche buoni libri pubblicati da piccoli editori e pubblicazioni di cui nessuno sentiva il bisogno che, invece, portano marchi celeberrimi. È un punto di vista che deriva dal mio personale gusto letterario, discutibile ma legittimo.
Oggi all’autore – esordiente o meno – viene però accordata un’ulteriore possibilità: la pubblicazione digitale e quindi il libro elettronico. A giudicare dal sostanzioso numero di manoscritti giunti alla redazione di Matisklo Edizioni, sono molti coloro che hanno deciso di accettare la sfida che quest’alternativa pone.
Parlo di sfida perché, quando un autore sceglie l’eBook, deve essere disposto a ripensare se stesso e a fare i conti con alcuni pregiudizi sulla pubblicazione digitale.
Il più comune riguarda la diffusione dell’opera esclusivamente via Web e di questo abbiamo abbondantemente parlato in più d’una sede. Mi limiterò a ribadire che l’aumento esponenziale del libro elettronico – negli Stebookati Uniti il 2014 è già stato individuato come l’anno del sorpasso sui cartacei, l’Italia è ancora indietro ma sta recuperando in fretta – ha messo in evidenza tutti i limiti della filiera editoriale tradizionale, satura di colli di bottiglia attraverso i quali è arduo per un esordiente, seppur armato di talento, riuscire a passare. Uno per tutti il problema della distribuzione, i cui costi sono una spina nel fianco delle piccole realtà editoriali tradizionali – le uniche che, salvo casi fortunatissimi, prendano in considerazione un’opera prima – e che sfata il luogo comune secondo il quale essere pubblicati equivalga ad essere distribuiti e, di conseguenza, ad essere visti.
Un altro pregiudizio riguarda il “fascino da manufatto” di cui gode il “buon vecchio libro di carta”, con il suo profumo e la sua “presenza fisica in un mondo fisico”, che ne fa ancora l’obiettivo più ambito per ogni autore. Io stesso non ne sono immune. Le assurde regole del gioco editoriale però frappongono fra l’opera e la sua pubblicazione così tante dighe – filtri, li chiamavano una volta – da farmi desiderare di passare al digitale quanto prima.
È una questione di spazi. Se è vero che il mercato dell’eBook, almeno in Italia, è ancora ristretto, è altrettanto vero che quello del libro tradizionale agli esordienti o agli scrittori “che non vendono” – diecimila, ventimila copie? – di spazio ne lascia ben poco.
Basta pensare alla condizione di “Cenerentola” cui è relegata la poesia; ve lo dice uno che la poesia la mastica da più di vent’anni, come lettore e come autore. Mercato e cultura si tengono per mano solo quanto conviene al primo.
E gli editori? Il libro elettronico ha obbligato anche le case editrici a ripensare il proprio ruolo. Uno dei maggiori vantaggi nell’essere un editore digitebook_1ale sta nella possibilità di fare scouting autentico, puntando sulla qualità dell’opera senza porsi il problema di quanto “commerciale” essa sia, condizione molte volte tradita dai criteri industriali del mercato tradizionale.
Un po’ paradossalmente l’era digitale era cominciata con la paura che l’eBook avrebbe portato ad un’invasione di pubblicazioni di basso valore, un timore che faceva leva sul preconcetto secondo cui ad un prezzo minore debba per forza corrispondere una qualità minore. Così non è stato e, a conti fatti, questa paura infondata trasuda ipocrisia: non solo l’editoria tradizionale non ci ha mai messo al riparo dal problema ma, aggiungerei, il nuovo e alternativo mercato offre agli editori un’opportunità unica: invertire la tendenza.

Cesare Oddera

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