Dell’assenza e della presenza

Marco Nuzzo recensisce l’esordio di Eleonora Rimolo

La copertina di Raffaele Sorrentino
La copertina di Raffaele Sorrentino

Dicotomie in un gioco di chiaroscuri condensati all’interno di prosodici metri che si alternano tra presenza e assenza, in un linguaggio composto e maturo, molto discorsivo, con sprazzi di metafore e allitterazioni appena accennate; la poeta Eleonora Rimolo ci fa rivivere un suo personale e interessante percorso ontologico, addentrandoci nell’opera Dell’assenza e della presenza. “Due solitudini che s’incontrano” – spiega la poeta – “fanno una sottrazione ancora maggiore. La poesia invece, è come acqua, capace di colmare ogni spazio rimasto vuoto e” – ammette – “forse è l’unico linguaggio che sappia parlare”.

Di buon grado accettiamo le parole della poeta, ché la poesia si fa mezzo per edulcorare, riempire e drenare i vuoti assembrati in quella sobillante carestia di presenze, perché “dire” il proprio essere divenga vivificazione dell’anima, comburere nella ricerca della pietra filosofale, la quale possa diventare panacea universalmente riconosciuta per i mali dell’anima. Ecco che il poeta si fa mentore, carneade e alchimista, esploratore dei moti dell’uomo nel mentre che attraversa i tre stadi fondamentali della materia. L’opus alchemicum consta di due elementi principali: uno è lo zolfo, il combustibile (nel caso in esame, l’assenza) e l’altro il mercurio, la presenza che, plasmandosi assieme in quella fornace (anator), giungono alla ricomposizione del tutto, solcando diverse fasi e trasformazioni della materia poetica, attraverso la Nigredo, la dissoluzione della materia-anima (percezione), l’Albedo, ossia la catarsi, la purificazione (sentimento) e, infine, la Rubedo, la ricomposizione dei frammenti in un insieme topico (pàthos).

Eleonora Rimolo
Eleonora Rimolo

Nella presenza-assenza della poeta, si fanno vividi gli “echi di voce /echi della tua voce /come copie lise /di specchi e cristalli /in cui rifletto /il mio dispetto […]”. Appare dunque presente quel soggetto, quella percezione-dissoluzione su cui poi “soffiano sospiri sofferenti […]”, e dove “suda la mia mano /incollata alla cornetta […]”, ed ecco la fase dell’albedo, del sentimento che trasformerà la materia nella fase della finale rubedo: “[…] ma ancora ti aspetta […]”.

Sebbene non brilli caratterialmente, probabilmente per via di una ricerca di logica prosaica che vuol restare tutt’altro che ermetica (estetica?) e che potrebbe crescere in consistenza, la poesia di Eleonora Rimolo possiede la capacità di ritrovarsi e riconoscersi in quelle analogie di sapiente gioco con la parola che le forniscono ciononostante, la dovuta verticalità del verso; vedansi, a chiosa di ciò, la molteplicità di assonanze e di rime baciate, alternate e ipermetre, che non fanno perdere l’opera di musicalità:

Nell’organico manifesto statico terrestre /all’ombra di un lercio sasso /la prima gioia vera m’incontra […]”.
[…] col sorriso fiacco /dei comignoli della sera, /è solo tua /questa primavera”.
[…] e mi segno /la tua corsa /dall’orma lasciata /in fondo alla vallata /sul taccuino dimenticato /nel camino incenerito”.

Un corpus che possiede una certa regalità ma che potrebbe pascersi di più e meglio accomodarsi all’interno delle proprie maestrie, facendo fronte a un affinamento della tecnica che renderebbe maggiormente godibili le innegabili e già proficue sinestesie musicali.

Marco Nuzzo

Marco Nuzzo sito ufficiale
Il blog di Marco Nuzzo

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La copertina di Raffaele Sorrentino

Eleonora Rimolo
Dell’assenza e della presenza
Nota a margine di Clara Vajthó
Postfazione di Andreas Ruiz Peralta
Immagine di copertina di Raffaele Sorrentino
ISBN: 978-88-98572-11-3
Matisklo Edizioni, dicembre 2013
2,99 euro
Scarica e leggi l’anteprima gratuita

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