Due poesie inedite di Mirko Servetti

A qualche mese di distanza dall’uscita di Terra bruciata di mezzo – fra Vespero e Lucifero, siamo felici di poter ospitare sul blog due testi inediti di Mirko Servetti, tratti da Indefinito canone. Veterano della poesia italiana, Servetti è una delle voci più apprezzate della scena ligure. Di lui ha scritto Giorgio Linguaglossa: “è forse uno dei pochissimi poeti a me noti che giunge alla conclusione che il bello stile, anche lo stile più rarefatto, è anche il prodotto della barbarie della cultura che quello stile legittima e finanzia; Servetti ha una acutissima percezione di questo nesso problematico”.


Chorus
La quæstio non risiede nello specifico
di una fica ben disposta e aperta
al vortex del ribaltare il mondo;
e di chiappe a pietra triste su cui
affondare i sogni raccolti dall’asfalto;
o di turgide tettine di quel colore
ambrato come il bourbon del Tennessee;
o di un cazzo in resta e gocciolante
nel sudario vulvare. Con le implosioni che
ne conseguono. Ciò è risaputo
da chi ha almeno tredici anni.
Il problema si presenta nel fàtico-fatidico ‘dopo’.
Me ne parlavi con la tipica
cognizione di causa, col tono
di un conferenziere ben temperato.
Possiamo dunque confermare che
“…non accade altro che un coito immaginato”,
ma non è questo il punto.
Il ginepraio si forma all’atto, più o meno
intenzionale, del trascorrere ciò
che della notte resta: il crollare insieme
mentre Morpheo finge di nulla.
Allora, fammi un tantino di posto
ché adesso voglio ronfare,
e ne hai bisogno anche tu.
Tra qualche ora ci prenderemo a colpi
di caffeina (futurista?), tranquilla…
senza berciare di pur tangibili piaghe:
una vacanza, va’… o comunque
un break. E al diavolo
le sovrastrutture neurotiche
e consimilari balle.
Bagattella
La breve teoria dei rimorsi rappezza
il silenzio sottratto ai precipizi
di certe distese ferme
sulle fenditure di luce e non attendo ora
la vendita all’incanto di una bocca
atteggiata a sogno perché mi è impossibile
decifrarne quelle pieghe che forse furono sorrisi.
Ma insistere insistere vanamente sul bianco
delle pagine, tralasciandone i margini,
è come sfiorare una mattinata che si apre
senza senso compiuto.
Resta, inesplicabile più del futuro,
la malizia del sogghigno rimandato
dalla tazza caduta senza incertezze,
sicura del preciso assetto di ogni brandello
visibile oltre il rilievo degli occhi.
Quale equivoco, allora,  si origina dai tremori
prima del temporale; quale lingua lambisce
scarti  di sonno dalle sorgenti delle dita…
… così mi spiego il turbinio effimero
di un bacio trattenuto a stento
tra le scintille senza tregua che smuovono
clamori insopportabili di zazzere color fiamma
e di mani questuanti trame di chiarore.
(Resta lampante che la metrica, in questo modo,
mi si sputtana.)

 

Mirko Servetti
Mirko Servetti

Mirko Servetti (Alassio, 1953) vive ad Imperia. Esordisce nella seconda metà degli anni Settanta con poesie, interventi critici e d’opinione sulle pagine della rivista Alla Bottega. Risale a quegli anni l’incontro con Teresio Zaninetti (1947-2007) e, proprio da quell’intensa frequentazione, nasce Frammenti in fuga, silloge poetica a quattro mani, edita nel 1981 da Lalli Editore.
Seguono collaborazioni con diversi importanti periodici di letteratura ed un assiduo rapporto con Logos, la rivista fondata nel 1982 da Zaninetti, dalla quale si allontanerà polemicamente qualche anno dopo.
Intorno alla metà degli anni Ottanta comincia anche la lunga ed ininterrotta corrispondenza con Giorgio Bárberi Squarotti, considerato mentore e preziosa guida, che esprime giudizio positivo su Quasi sicuramente un’ombra, secondo volume di versi apparso nel 1984 per l’editrice Forum/Quinta Generazione.
Nel frattempo lavora al poema Canti tolemaici, il cui primo volume, intitolato Degli scherzosi proemî, vedrà la luce nel 1989 per i tipi di Edizioni Tracce.
A quegli anni risale anche l’adesione alle antologie poetiche in tape Paté de voix (1982) curata e pubblicata da Offerta speciale, e Baobab, in collaborazione con il musicista ed amico Walter Ferrandi, che esce nel 1986 con Tam-Tam, la rivista del compianto Adriano Spatola. Queste esperienze, che inizialmente lo vedono scettico, suggellano però l’interesse per la “poesia sonora”, che si concretizzerà in anni più recenti con la partecipazione a numerosi reading, soprattutto in Liguria, amata terra natale.
Canti tolemaici suscita, intanto, il positivo interesse di molti poeti e uomini di pensiero italiani, quali Alessandro Raffi (con cui comincia una proficua amicizia), Paolo Ruffilli, Maria Grazia Lenisa, Antonio Spagnuolo e Giò Ferri, che firma la prefazione al primo volume. La seconda parte, Le rifrazioni asimmetriche, pubblicata da Bastogi Editore nel 1993, sarà prefata proprio da Maria Grazia Lenisa. Nello stesso periodo entra in contatto con la rivista L’area di Broca, dando inizio ad una nutrita e amichevole corrispondenza con Mariella Bettarini.
Nel 1997, sempre Bastogi stampa la raccolta di sonetti L’amor fluido, con prefazione di Bárberi Squarotti.
Si allargano e si intensificano i contatti con i migliori periodici letterari. Collabora col gruppo toscano di ricerche intermediali Eliogabalo alla realizzazione del cortometraggio sperimentale Ciack… la prima!, girato presso un centro psichiatrico e di cui cura la regia.
Nel 2004, Edizioni del Leone pubblica Quotidiane seduzioni, volume di sonetti e canzoni di vario metro che, con qualche variazione, sarà raccolto, insieme ad una nuova versione de L’amor fluido, in Canzoni di Cortese villania, Puntoacapo Editrice, 2008.
Nel 2013 esce per Matisklo Edizioni il poema Terra bruciata di mezzo – fra Vespero e Lucifero, con saggio introduttivo di Gianmario Lucini.

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