La Poesia (non) serve a niente

poesiaDare una definizione univoca di Poesia è impossibile, soprattutto usando le parole: si va a cadere nel meta-qualcosa e – non sempre ma spesso – le parole che iniziano con “meta-” indicano cose non proprio poetiche (metastasi, metanfetamina, metano…), così com’è impossibile trovarsi tutti quanti d’accordo sul suo scopo, sulla sua utilità. Le funzioni della Poesia sono tante, quante possono essere le combinazioni di parole, significati e suoni.

Se proprio volessimo, facendoci del male, indicarne con precisione una, essa sarebbe quella del linguaggio stesso, elevata alla n-esima potenza: comunicare.

Le parole servono a veicolare un messaggio tra persone, in questo sono eccezionali e necessitano di una tecnologia minima (esempi da una recente conversazione con Cesare: i lunghissimi elenchi di “segni particolari” nei documenti prima dell’invenzione della fotografia; la blasonatura di uno stemma – ovvero la sua descrizione “a parole” seguendo regole ben precise). La Poesia in questo senso va oltre, perché utilizza il linguaggio nella maniera più affinata ed affilata possibile: non solo il senso-in-sé, ma anche il suono, il ritmo, la disposizione delle parole sulla pagina, a volte il carattere stesso con il quale le parole sono scritte fanno parte del messaggio. La differenza è più o meno quella che passa il coltello da arrosto e un bisturi di ossidiana.

bladeUn bisturi di ossidiana è uno strumento estremamente specialistico, più adatto al neurochirurgo che a chi deve tagliare l’arrosto, ma non per questo è una buona idea utilizzare il coltello da arrosto per tutto quanto, mentre usare lo strumento più affilato che abbiamo, anche se a volte sembra solo una perdita di tempo, può dare risultati fantastici, sicuramente più precisi. Molto più precisi. (Mettendo sempre in conto che si tratta di un oggetto affilato, pericoloso, usando il quale il rischio  – anzi la certezza – è quello di sanguinare).

Con lo strumento giusto, ed una buona pratica, è quindi possibile fare qualsiasi cosa. Anche quella più difficile, ma così importante per noialtri esseri umani: comunicare. Proprio per questo la Poesia non serve a niente, ma è così indispensabile.

Francesco Vico

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5 pensieri su “La Poesia (non) serve a niente

  1. se hai sete vorrai bere, e questo è il tuo bisogno, la poesia in questo momento particolare invece, sembra il bisogno di chi vende il bere a chi sembra non abbia nemmeno sete. in questi termini si, sembra non servire a niente. bella proposta.

  2. Geniale il paragone con il bisturi di ossidiana, geniale l’articolo che va oltre la comunicazione e induce alla riflessione. Che la parola sia uno strumento tanto efficace quanto pericoloso è indubbio, che nel passato molti poeti ne abbiano affinato l’utilizzo adattandolo agli scopi che ritenevano più consoni al loro contesto storico- sociale anche. Mi domando oggi cosa e come deve essere detto perché la poesia possa essere fruibile da tutti quelli che vogliono avvicinarsi ad essa, quale è il “volgare” da usare per fare in modo che la parola piena del suo significato torni ad essere gustata del popolo e utilizzata con cognizione di causa. E’ difficile riconoscere in una fastidiosa cacofonia i singoli suoni, ancora più complesso trovarne una utilità; per quanto mi riguarda mi pongo semplicemente in ascolto e, ogni tanto, le belle sorprese arrivano e mi fanno pensare, grazie.

    1. Grazie Liuba.
      Ti poni una bella domanda, non è semplice trovare il giusto equilibrio tra “alto” e “basso”, citando Anassimandro (non è un problema nuovo, a quanto pare 🙂 ): “Bisognerà cantare meglio, per via dei bambini”.
      FV

  3. (non) serve a niente, se all’ascolto c’è incapacità a comprendere.

    E non è detto che chi la comprende, la agisca.

    Diventa indispensabile la poesia, come peso d’equilibrio sulla bilancia dei fatti.

    Diventa indispensabile per chi vive di essa, e la trova ovunque essa pare non sia.

    Serve un appiglio per stare a galla in mezzo a tanta volgarità, al bestialismo degli uomini, a quella frenesia di costante concretezza.

    Servirebbe anche che i poeti fossero tali, e ci si mischiassero con sprezzo.

    Servirebbe.

    Ma diventa poesia anche scoprire poeti. Bello trovarli pure tra quelli che non sanno tenere una penna.

    Poesia c’è. Ed esiste, malgrado gli uomini.

    Mariacristina Brettòne

    mb@odea.it

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