Un’anteprima da «Scusa, Ameri – i diari del calcetto»

Care lettrici e cari lettori, oggi vi presentiamo in anteprima qui sul blog uno dei racconti che compongono Scusa, Ameri – i diari del calcetto, la divertente raccolta di Alberto Calandriello, alias Il Cala, balzata in vetta alle classifiche appena uscita nella nostra collana di narrativa Vertigini e già definita da qualcuno “il libro dell’estate”. L’eBook, nei formati ePub, Mobi e Pdf, è disponibile in tutte le librerie on-line, per l’elenco aggiornato si veda QUI. E adesso vi lasciamo a «Il campo del Sacro Cuore». Buone vacanze a chi può e buona giornata a chi, invece, come noi, è rimasto a lavorare. Ovunque voi siate, ci auguriamo non abbiate dimenticato il vostro eReader.

scusaameriIL CAMPO DEL SACRO CUORE

Trent’anni, dieci mesi, venti giorni.
Tanto ci ho messo per sposarmi, dal giorno che son nato.
Non è poco, ma neanche tantissimo, su.
Per tutto questo tempo ho abitato ad Albenga, vicino alla Parrocchia del Sacro Cuore.
Ma vicino vicino, eh?
Che dal portone del mio condominio al portone della chiesa ci saranno stati 30 metri.
È quindi logico ed inevitabile che a quella parrocchia io ci sia ancora fortemente legato. Lì ci sono cresciuto, per un po’ ci sono anche andato a scuola, ho fatto gli scout, sono andato a messa, ho parcheggiato la macchina.
E ci ho giocato a pallone. Tanto. Ma tanto.
Che da bambino mi ero pure iscritto alla squadra di calcio di quella parrocchia, la San Filippo, ma non era cosa; insomma, meglio che mi dedicassi al calcio come hobby.
E mi ci sono dedicato davvero molto.
Tipo che la Domenica, per anni, uscivo di casa alle 13.30-14,00 e con gli amici iniziavamo a giocare a pallone nel “campetto”.
Eravamo tanti, troppi per giocare tutti contemporaneamente, quindi si facevano le squadre e chi non giocava stava a bordo campo ed ascoltava alla radio “Tutto il calcio minuto per minuto” e diceva i risultati. (SCUSA, AMERI!!!!!)
E si andava avanti finché faceva buio. Relativamente presto d’inverno, molto molto più tardi in primavera.
Il campetto era un campo dove potevi giocarci massimo cinque contro cinque, perché il campo grande era occupato dai grandi e spesso pure il campetto era occupato dai grandi e a volte i grandi occupavano il campetto anche quando noi eravamo dentro. Che ti facevano uscire e tu zitto.
Nel campo grande ci si giocava raramente, ma lì erano già cose un po’ più serie; si facevano le squadre, si teneva il tempo, addirittura arrischiavamo delle maglie dello stesso colore per la squadra.
E nel campo grande, alla soglia dei diciotto anni, ho iniziato a giocare la partita del Sabato, quella che poi è diventata la partita del Giovedì o del Lunedì o del Mercoledì se non ci sono le coppe. E che, da Venerdì scorso, sembra essere diventata la partita del Venerdì.
E la partita del Venerdì si gioca di nuovo al Sacro Cuore, nel Campo.
Che al di la dei sintetici, a mio avviso resta uno dei campi migliori, ben tenuto, la terra sempre ben battuta, non ci sono pietre, è ben proporzionato, 6 contro 6, porte relativamente piccole dove posso ancora fare la mia porca figura.
E quindi ci starebbe tutto un pippone nostalgico sul mio ritorno al Sacro Cuore, ma anche no.
Abbiamo giocato Venerdì utilizzando per la prima volta gli spogliatoi nuovi. Belli lamierati, per terra un paio di chili di fango barra terriccio barra pietruzze, che va bene che devono ancora finirli, ma belìn, inizi la partita che sei già sporco lercio.
Al campo in sintetico dove avevamo giocato fino a Venerdì scorso c’era uno che ti apriva gli spogliatoi e ti mandava via quando scadeva il tuo tempo, massimo 40 secondi di margine.
In quelli dove avevamo giocato prima ancora, addirittura suonava la campanella, tipo a scuola.
Il che, fondamentalmente vuol dire che la partita finisce alla stessa ora, INDIPENDENTEMENTE da quando è iniziata. 60 minuti se sei puntualissimo, anche 7 se sei lento.
Al Sacro Cuore invece c’è il Custode che ad una certa ora viene e ti chiede se hai le chiavi e se ce l’hai (e noi LE HAI) se ne va a dormire e, dipendesse da lui, potresti far mattina nel Campo del Sacro Cuore.
Il primo effetto di questa maggior libertà è che la partita è iniziata 35 minuti dopo l’orario solito.
Perché io ho tanti difetti, ma un pregio almeno so di averlo, la puntualità.
Ma sono l’unico, o uno dei pochissimi, perché nei vecchi campi alle 21.05 iniziavamo a giocare.
Venerdì alle 21.05 ero fuori con Tabacco che pianificavamo il tour dei Pearl Jam, con 3 gradi sopra lo zero (e Tabacco in braghette perché c’ha il fisico, lui).
Però la partita è stata divertente, oh sì, anche se per i primi dieci minuti, abituati come eravamo a giocare in un salotto, ci sembrava di essere in un aeroporto. Con l’impossibilità di riuscire a fare tre passaggi in fila, perché ogni tanto ci tiravamo delle pallonate fortissime anche se eravamo a 7 metri di distanza. Forza dell’abitudine.
Partita equilibrata anche per i motivi di cui sopra, fino a che è salito in cattedra il Cala.
Passaggio filtrante di uno dei Gemelli Bestemmia, troppo in profondità, l’attaccante non scatta nemmeno. Il Cala decide di bloccare la palla in uscita bassa. Peccato che per farlo mi sia sdraiato per terra con la velocità di una puntata di Holly e Benji, quelle dove in 25 minuti la palla superava la metà campo su rinvio del portiere. E basta.
Ovviamente il resto della partita in cui io mi esibivo tipo cartone animato giapponese procedeva a velocità normale, quindi la palla, dopo aver rotolato lemme lemme su tutto (e se dico tutto, vuol dire tutto TUTTO) il mio corpo, si è infilata in rete.
Grande ritorno del Cala al Sacro Cuore.
Fine primo tempo sul 2-0, perché il Gemello Bestemmia mi buca ancora, ma stavolta non esagero in vaccate.
Ripresa scoppiettante, con nostra grande rimonta: 3-2!
Poi verso la fine, palla filtrante dalla loro area, uno, due tre QUATTRO lisci, palla che arriva al solito Gemello Bestemmia, gol. 3-3.
Risultato in effetti meritato; nel secondo tempo avevo fatto almeno due belle parate e loro avevano preso un palo.
Ultima azione, vaccata de Lo Squalo (portiere degli altri), gol. 4-3 per noi, tutti a bersi un tè caldo (cit.).
Ma abbiamo giocato al Sacro Cuore, ho rivisto il Custode, abbiamo inaugurato gli spogliatoi nuovi.
Sono le piccole cose che contano (cit.).


coverIl Cala
SCUSA, AMERI
i diari del calcetto

ISBN 978-88-98572-20-5

Vertigini, collana di narrativa

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