Voci della poesia italiana: conversazione con Eleonora Rimolo

rimolo03Nata a Salerno nel 1991, Eleonora Rimolo ha debuttato in narrativa nel 2013 con il romanzo «Amare le parole», pubblicato dalla Lite Editions di Milano. Qualche mese dopo ha firmato la raccolta poetica «Dell’assenza e della presenza», edita proprio da Matisklo Edizioni nella collana Comete e definita da più parti uno degli esordi letterari più interessanti degli ultimi anni.
Di lei e della sua poesia ha scritto, fra gli altri, Andreas Ruiz Peralta: Se chiudo gli occhi e provo a immaginare Eleonora Rimolo non posso fare a meno di figurarmi una coppia di «labbra che danzano nella notte». Appesa a quelle labbra c’è una «sirena lontana» che mi chiama da una distanza siderale – una distanza che misuro in anni, non in chilometri – per avvertirmi che c’è e che, paradossalmente, la voce che sento è quella di tutto ciò che manca, di tutta l’assenza mai esistita.
La incontriamo a Nocera Inferiore, in Campania, dove vive.

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“Dell’assenza e della presenza”, immagine di copertina di Raffaele Sorrentino

Ciao Eleonora, so che ti sei avvicinata alla scrittura quando eri giovanissima.

Sì, ho preso dimestichezza con l’alfabeto e con le prime parole addirittura prima di cominciare le scuole elementari, quando mio padre mi regalò un abbecedario e volle insegnarmi a leggere e a scrivere in prima persona, e ho iniziato a fare esperimenti fin da allora. Devo ancora avere da qualche parte un quaderno con le prime filastrocche da me composte per gioco.

Molti tengono accanto a sé un portafortuna o un qualcosa di cui non possono fare a meno, quando scrivono, altri hanno addirittura una sorta di rituale scaramantico. Anche tu hai qualcosa del genere?

No, quando scrivo non amo sentirmi vincolata in nessun modo.

Parlaci di «Dell’assenza e della presenza», la tua raccolta d’esordio.

È stato un progetto che è nato da sé, in un periodo della mia vita che oscillava continuamente tra una situazione di assenza e una situazione di presenza. Due esperienze opposte che, però, amaramente, in fondo hanno rivelato la loro unicità di fondo: una profondissima e incurabile solitudine, che fortunatamente oltre a lasciarmi un vuoto mi ha concesso pure la possibilità di scrivere qualcosa di organico e in sé concluso.

rimolo02Parliamo delle cosiddette influenze letterarie. Qual è il tuo rapporto con i grandi scrittori del passato?

Un rapporto non troppo confidenziale, a dire il vero, tranne per quanto riguarda i classici latini e greci, che ho sempre amato e che ho imparato ad amare ancora di più grazie alla laurea in Lettere Classiche.

A Nocera, la tua città, com’è vissuta la poesia?

Ho un rapporto particolarmente conflittuale con la mia città, praticamente priva di qualunque centro culturale e incapace di coordinare alcuna iniziativa poetica. Penso che la realtà squallida di questo paese abbia influito molto negativamente su di me: se fossi stata in un luogo un tantino più stimolante probabilmente avrei scritto molto di più, e molto meglio.

Partecipi a reading o letture pubbliche?

Purtroppo no, anche e soprattutto per i motivi di cui sopra.

Ti sei misurata anche con la narrativa e sei autrice di un romanzo.

Con la prosa ho sempre avuto un approccio poetico, e il mio breve romanzo è scritto in forma epistolare. È una lunga lettera descrittiva di due persone fondamentalmente pavide, misere e infelici. Penso di non essere attualmente in grado di lasciare messaggi di speranza o di raccontare qualcosa o qualcuno positivamente. In ogni caso si intitola «Amare le parole».

rimolo04Parlaci di te come lettrice. Cosa ti piace leggere e quali sono le tue preferenze.

Sono sempre entrata in libreria lasciandomi guidare dall’istinto e dalla casualità delle letture, fino a individuare quelli che per me sono stati e continuano ad essere modelli poetici ed esistenziali solidi, dai quali non posso prescindere, poiché mi rappresentano come forse neanche io saprei fare. A Fernando Pessoa, José Saramago e Antonio Tabucchi, per esempio, sono legata indissolubilmente. Più in generale, mi attira tutta la buona narrativa che ha per tematiche l’eros, l’inadeguatezza dell’esistenza, la verità raccontata senza troppi fronzoli. E poi c’è la poesia: Edoardo Sanguineti e la neoavanguardia, i grandi del Novecento (Eugenio Montale su tutti), i lirici greci, i poeti contemporanei sudamericani e i portoghesi e, ovviamente, italiani, come Milo De Angelis.

«Dell’assenza e della presenza» è uscito in versione eBook. Parlaci della tua scelta digitale e del tuo rapporto con le nuove tecnologie.

È stata una scelta che non avrei mai creduto di dover fare, a dire il vero, ma non me ne pento affatto, dopotutto. Come inizio non avrei potuto chiedere di meglio. Ho un lettore eBook ma confesso di non usarlo mai. Sono inguaribile e recidiva alla carta.

Ringraziandoti quest’intervista, ti saluto con una domanda di rito: hai qualche nuovo progetto in cantiere?

Attualmente sto scrivendo una nuova raccolta poetica, per la quale ho in mente due titoli opposti: vedremo verso quale esito tematico mi porteranno i miei versi e deciderò di conseguenza.

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