Di libri, editori e bulloni cromati

(Disclaimer: questo è un post un po’ lungo che cerca di affrontare un argomento in maniera non semplicistica. Magari stupida, ma non semplicistica. Se la cosa ti disturba, annoia, infastidisce, perplime, puoi sempre passare ad altro o comprare uno dei nostri libri: i nostri autori sono molto meno noiosi di me. FV).

bulloni01Uno degli aspetti buffi (o forse non è buffo, sono io che ho un senso dell’umorismo discutibile) dell’Internet 2.0, con le sue milioni di opinioni e le immagini a 16 milioni di milioni di colori, è che ci ha abituato a ridurre ogni problema complesso a due sfumature: il bianco e il nero.

Non lo dico per fare una critica, è una semplice constatazione. Può far piacere o meno, ma resta comunque un dato di fatto. Una caratteristica del mezzo. Un po’ come dire che il telefono ci ha abituato a parlare con le persone senza guardarle in faccia, senza che queste siano effettivamente presenti. Che di per sé può essere una cosa negativa, ma anche positiva (a seconda dell’interlocutore e dal tempo passato dall’ultima volta che si è fatto una doccia). Ma resta il fatto che è una caratteristica del mezzo. Pacifico che un mezzo di comunicazione, proprio perché ha determinate caratteristiche, faciliti un certo utilizzo di se stesso piuttosto che un altro (il buon McLuhan, che è un po’ come quei cugini di terzo grado di cui si parla sempre alle cene ma nessuno conosce davvero, direbbe “Il medium è il messaggio”).

A volte però, anzi sempre, la realtà non si lascia ridurre a due toni di colore. Ci sono le sfumature. (E gli odori. E certi rumori che lasciano presagire oscure reazioni chimiche nel corpo di chi li emette. Ma sto divagando).

Pochi giorni fa, ho letto sul profilo di una collega (una, per capirci, che come me si occupa di libri e passa troppo tempo su internet) una considerazione perplessa sul fatto che secondo alcuni un editore, se punta al profitto pubblicando libri “che vendono”, fallisce nel suo scopo di soggetto culturale, mentre se punta sul ruolo di soggetto culturale pubblicando libri “importanti” fallisce e basta (secondo la definizione che ne da il Codice Civile). Seguono commenti, alcuni assai interessanti, di chi cerca di trovare un equilibrio tra le due cose.

Ora, secondo me, il problema non esiste. Esiste un altro problema, esistono camionate di altri probemi, ma non quello rappresentato da questa dicotomia.

Per spiegarmi farò l’esempio dei bulloni cromati, che per qualche motivo misterioso si adatta sempre a pennello ai discorsi relativi a libri ed editoria.

Se un’azienda produce bulloni cromati, avrà come scopo il profitto. Direi che non ci sono grosse possibili alternative. Il proprietario acquista il materiale, acquista i macchinari per lavorarlo, paga (poco e male) gli operai per far funzionare i macchinari. E (se tutto va bene) vende i bulloni cromati, guadagnando (guadagno=ricavo-spesa) abbastanza per viverci. Se gli va particolarmente bene guadagna abbastanza da comprarsi un suv e finire imbottigliato in code chilometriche composte da gente come lui, che si è arricchita ma non sa come spendere i propri soldi in maniera intelligente.

Ma la sua non è l’unica azienda che produce bulloni cromati, anzi, un po’ per moda un po’ perché i bulloni cromati – pur avendo subito un notevole calo nelle vendite – continuano a tenere una bella fetta di mercato, un po’ perché raccontare di avere un’azienda che produce bulloni cromati è un ottimo argomento di conversazione alle feste, in Italia molti hanno deciso di aprire aziende che producono bulloni cromati. Il proprietario della “Bulloni Cromati S.p.a.” può decidere di prendere varie strade, per conservare il suo guadagno (o per aumentarlo, e comprare un telefonino ultima generazione con cui chiamare dal suv per avvertire che farà tardi per colpa del traffico).

Può decidere di investire sulla qualità, provando a produrre bulloni cromati migliori di quelli della concorrenza (con una cromatura migliore, di acciaio più pregiato). Ogni singolo bullone gli costerà di più, ma potrà – volendo – venderlo ad un prezzo maggiore puntando sulla maggiore qualità.

Può decidere di ridurre le spese di produzione, diminuendo il numero di operai o risparmiando sulle forniture di materiale. Ogni singolo bullone gli costerà di meno, pur essendo magari di qualità inferiore, ma probabilmente i suoi affezionati clienti non lo abbandoneranno in blocco (a meno che non cominci a far produrre bulloni cromati a procioni addestrati, usando carta igenica pressata).

Può decidere di produrre bulloni cromati a basso prezzo, perché nella sua vision del mondo tutti devono potersi permettere un bullone cromato.

Può lanciarsi in una brillante campagna di marketing per convincere i suoi clienti che i suoi bulloni cromati sono migliori perché a lui fare bulloni cromati piace, perché è sempre stato il sogno della sua vita, perché nella sua famiglia si fanno bulloni cromati da generazioni.

Potrebbe anche decidere di affiancare, alla produzione di bulloni cromati, quella di rondelle cromate, per ampliare il proprio catalogo ed allargare il suo giro di clienti.

Alcuni produttori di bulloni cromati potrebbero decidere di limitarsi a fare la cromatura sui bulloni prodotti da altri, ovviamente facendosi pagare per la cromatura. Alcuni tra questi, particolarmente intraprendenti, potrebbero convincere i loro fornitori di bulloni non cromati a lasciargli vendere i bulloni da loro cromati, per i quali il produttore di bulloni non cromati ha già pagato un servizio di cromatura, promettendogli una percentuale sulle vendite o un ritorno in termini pubblicitari. Sulla moralità di questi ultimi non mi pronuncio, si tratta di argomenti delicati che meritano di essere affrontati nelle sedi opportune (l’Associazione Nazionale Produttori di Bulloni Cromati, Striscia la Notizia, il bar sotto casa).

Il succo della questione, giusto per concludere con questa ondivaga divagazione, è che secondo me le possibilità, per un produttore di bulloni cromati, sono innumerevoli. Ovviamente tutto dipende da cosa vuole fare il produttore stesso, da quanto ci tiene ai bulloni che produce e ai suoi clienti. E al suo suv. L’aspetto “culturale” dei bulloni cromati, cioè la loro capacità di tenere assieme pezzi differenti senza rompersi o svitarsi, è strettamente legato all’aspetto più strettamente “imprenditoriale”. Non esiste una “dicotomia”, e chi pensa il contrario e si comporta di conseguenza (quelli che producono bulloni cromati usando la carta igienica, così come quelli che li producono solo in titanio e solo di una misura pressoché inutilizzata perché “abbiamo sempre fatto così, è la nostra missione”) può aspettarsi brutte sorprese. Che poi, se te le aspetti, non sono più così sorprendenti.

Ora però vi devo lasciare, tutto questo parlare di bulloni cromati mi ha messo appetito e nel pomeriggio mi dedicherò ai libri di Matisklo Edizioni. Buoni libri, che facciamo con il cuore. Libri che facciamo con l’intenzione di venderli. Libri di qualità, adatti a tenere assieme pezzi differenti senza rompersi o svitarsi. Libri che costano poco, perché tutti devono potersi permettere un libro. O un bullone cromato.

Riguardo ai suv non mi interessano, tanto io non guido.

Francesco Vico

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