Ripubblicare Boine… Circa «Il peccato ed altre cose»

Qui di seguito un intervento di Fabio Barricalla, curatore della nostra collana “Gli Infiniti”, collana che esordirà a brevissimo con un’edizione filologica de “Il peccato ed altre cose” di Giovanni Boine proprio nel centenario della sua prima pubblicazione. La nuova edizione, oltre ad un apparato critico a cura di Fabio, conterrà anche un saggio di Franco Contorbia ed uno scritto di Giuseppe Conte.

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Fabio Barricalla, curatore per Matisklo Edizioni della collana “Gli Infiniti”

Ripubblicare Boine è necessario: lo dobbiamo al lettore e allo studioso, lo dobbiamo alla storia della letteratura e a quella del pensiero. Ripubblicare Boine è giusto: lo dobbiamo a Giovanni Boine e all’opera sua, ma soprattutto lo dobbiamo alla poesia, l’arte della parola, nella quale l’autore del Peccato dimostrò da sempre di sapere eccellere.

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La copertina della nuova edizione de “Il peccato ed altre cose”, disponibile a breve – anzi brevissimo – nelle principali librerie on-line

Ripubblicare Boine non è però per niente facile: richiede un’attenzione pari solo a quella necessaria a ripubblicare un autore vissuto in epoche remote, magari un mistico (che potrebbe essere Santa Teresa, di cui Giovanni Boine ha spesso frequentato il Libro della sua vita) o magari un filosofo scolastico (Sant’Anselmo, quello del Monologio, di cui l’autore portorino curò una prefazione). Ripubblicare Boine non è facile, perché richiede competenza: forza il filologo a un vero e proprio esercizio di stile; lo costringe, in sostanza, ad applicare tutte le conoscenze filologiche che possiede, nel tentativo di sistemare, di regolarizzare un’opera multivaria (apparsa su giornali e riviste tra i più importanti del primo Novecento: dal «Rinnovamento» alla «Voce», alla «Riviera ligure», dal «Resto del Carlino» al «Marzocco», alla «Tribuna») epperò frammentaria. Ripubblicare Boine vuol dire valutare attentamente il materiale conservatosi, non solo stampe ma anche manoscritti: quello che resta della produzione letteraria di un giovane morto di tisi nel 1917 a nemmeno trent’anni compiuti che non ebbe neppure il tempo (e forse anche la volontà) di rivedere, di sistemare. Ripubblicare Boine vuol dire fare i conti con i limiti umani e soprattutto con i refusi tipografici (errori umani per eccellenza) che guastano il testo boiniano, per mano sia di Boine stesso sia dei suoi numerosi stampatori (uno in particolare, di cui l’autore del Peccato non fu mai soddisfatto, per l’imperizia e i grossolani errori di trascrizione: quello della «Riviera ligure» diretta da Mario Novaro, amico e mecenate dello scrittore e curatore delle opere postume). Ripubblicare Boine vuol dire soprattutto collazionare i testimoni andando alla ricerca dell’errore, nel tentativo di separare una volta per tutte il grano dal loglio, per dare a Boine finalmente ciò che è di Boine. Ripubblicare Boine è talvolta frustrante: vuol dire infilarsi in un vicolo cieco, o ritrovarsi su un binario morto – vuol dire ‘divinare’, congetturare, nel tentativo di sanare quello che è irrimediabilmente ormai insanabile. Ripubblicare Boine vuol dire insomma ricominciare da capo, ripartire da zero, per cercare di giungere a una forma del testo il più vicina possibile a quella voluta dall’autore – quella forma del testo che, in questo caso del Peccato ed altre cose, era tutta davvero soltanto in mente Dei.

Fabio Barricalla

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