“Il lager delle mosche” di Laura Salvai

illagerdellemosche
La copertina del racconto “Il lager delle mosche” di Laura Salvai, disponibile da oggi in tutte le principali librerie on-line a 0,99 euro

Tornano in questo racconto, uscito oggi in Scintille, i personaggi, le situazioni e l’ambiente che già abbiamo imparato a conoscere con “Per un’ora di nuoto” della stessa autrice, uscito nel 2013 nella nostra collana “Vertigini” dedicata alla narrativa.

Torna soprattutto Anna Morra, protagonista del primo romanzo e anche di questo racconto, con la sua curiosità che continua a scontrarsi contro i silenzi, le strane regole e le mezze parole dei grandi, la morale cattolico-contadina della cintura torinese dei primi anni ’70.

Sentite questo rumore? Un colpo secco, ciac! È mia nonna là fuori che schiaccia le mosche sul muro con il ciapamusche. Si diverte, lo so, anche se ha la faccia tutta seria come un prete che dice messa. Lei odia le mosche.
Mia nonna si chiama Anna Teresa ed è molto vecchia. Io mi chiamo Anna, in suo onore, ma non sono vecchia per niente. Ho dieci anni. Mia nonna uccide le mosche sul muro tutti i pomeriggi, dopo il sonnellino. Le aspetta immobile con la paletta in mano, e appena si posano, ciac! le ammazza. È molto veloce. Dice che a casa nostra ci sono troppe mosche a causa degli animali. Abbiamo quattro mucche e una decina di galline. Le mucche di sicuro attirano gli insetti, perché fanno molta cacca; nella stalla ci sono sciami interi che ronzano intorno al letame. Le galline non so. A volte quando entro nel pollaio per raccogliere le uova mi sento pungere i piedi dalle pulci invisibili, che fanno prudere tantissimo.
Mia nonna è molto religiosa. Ha un libro di preghiere con le pagine sottili. Dentro, come segnalibro, ci tiene le figurine dei santi. Prega a bassa voce, seduta sul divano, con i santini sulle ginocchia. Dopo cena, se non siamo svelte a nasconderci da qualche parte, ci chiama per il rosario. A me il rosario mi annoia perché è sempre uguale e non finisce mai. Con mia sorella Rachele ho inventato un rosario breve. Si può recitare in gruppo, in coppia o anche da soli. Basta dire: “Ave Maria”, e l’altro risponde: “Santa Maria”, e così per cinquanta volte. Funziona bene. Si finisce in fretta e poi si può andare a giocare. Mia nonna ha bocciato subito l’idea. Ha detto che il nostro rosario non è valido e che noi andremo all’inferno perché siamo svogliate e pigre. Io le ho risposto che magari all’inferno ci va lei perché la Madonna si scoccia di sentire tutte le sue preghiere, invece a noi ci ascolta perché ci sbrighiamo prima. Allora lei ha urlato che sono peggio di un barbèt e ha allungato un braccio per darmi una sberla, ma io sono scappata via, e ciao.

perunoradinuoto
La copertina del romanzo “Per un’ora di nuoto” della stessa autrice, uscito nel 2013.

Anna propone alla sorella Rachele un nuovo gioco, ispirato a un libro che ha letto a scuola:

“Facciamo il lager delle mosche”, ho detto d’un tratto.
Ha spalancato gli occhi. “Cos’è?”
Non sapevo come spiegarglielo, ma sentivo che era l’idea più fantastica che mi fosse mai venuta. Ho cominciato a parlare in fretta, per paura che mi andasse via di mente. Le ho raccontato di un libro della biblioteca intitolato Se questo è un uomo. La maestra non voleva lasciarmelo prendere, insisteva che non era adatto alla mia età, ma io l’avevo convinta dicendo che gli altri li avevo già letti tutti. Lei ci ha creduto, perché sa che leggo moltissimo.
Rachele ascoltava attenta. È molto intelligente. Le ho spiegato com’è fatto un lager, con le baracche in file ordinate e tanti prigionieri ammassati. Si chiamano internati e non hanno più un nome, soltanto un numero tatuato sul braccio. Nessuno può fuggire dal lager, nessuno ne esce vivo. Non c’è da mangiare, non c’è acqua da bere, niente vestiti puliti, le scarpe tagliano i piedi, si lavora tutto il giorno al freddo e si muore per la fame, la fatica e le malattie. Alcune parti del libro non c’entravano con il nostro gioco, ne parlavo solo per rendere l’idea. Non volevo fare un lager con le persone. Volevo farlo con le mosche.
“Ma come?”, ha chiesto Rachele alla fine.
“Imprigioniamo le mosche e le facciamo morire lentamente. Non come la nonna, che le schiaccia sul muro”.
“E dove le mettiamo?”
Quella era una domanda difficile. Ho alzato le spalle. “Non so”.
Mia sorella ha fatto una faccia furba. “Io lo so. Nei barattoli degli uomogenizzati”.

La realizzazione e la gestione del “lager delle mosche” da parte delle due bambine diventa motivo di riflessione sull’innocente crudeltà dei più piccoli e traccia un parallelo con quella degli adulti, meno innocente ma spesso altrettanto inconsapevole; ci auguriamo che questo possa essere spunto di discussione e di riflessione, perché in fondo proprio a questo servono le parole: a raccontare storie con le quali confrontarci (quindi non solo per divertire ma anche e soprattutto per pensare), a farci crescere ma senza dimenticare la bambina o il bambino di dieci anni che è in noi.


illagerdellemoscheLaura Salvai
IL LAGER DELLE MOSCHE

ISBN 978-88-98572-45-8

Matisklo Edizioni, marzo 2015
Scintille, collana a cura di Francesco Vico

0,99 euro

Disponibile nei formati ePub, Mobi, PDF

Acquista
Leggi di più
Anteprima gratuita

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...