Un assaggio dalle “Poesie inutili” di Giuliano Petrigliano

coverpetriglianoQuella sull’esclusiva utilità di ciò che è immediatamente monetizzabile e che produce profitto è una diatriba antica, che ha attraversato i secoli ed è ampiamente dibattuta ancora oggi in tutte le democrazie di mercato occidentali. Rappresenta anzi un caposaldo del pensiero “mercantile”, attorno al quale si sono espressi scrittori del calibro di Gabriel García Márquez, Eugène Ionesco e Italo Calvino. Il recente e interessante saggio “L’utilità dell’inutile” di Nuccio Ordine è testimonianza di un dibattito ben lungi dall’essersi esaurito e che non riguarda solo la poesia, ma tutti quei saperi che nascono dallo spirito, quindi in generale l’universalità dell’arte e dell’espressione artistica.
Una riflessione necessaria per comprendere a pieno i motivi che hanno spinto Giuliano Petrigliano ad intitolare “Poesie inutili” la sua raccolta d’esordio, uscita a metà maggio nella collana “Comete“, di cui vedete qui a sinistra la copertina realizzata da Raffaele Bellizio. Un titolo a prima vista – ma solo a prima vista – in bilico fra provocazione e desiderio di schermirsi, ma che nasconde ben altro, come bene scrive Nicola Salvini nella sua nota introduttiva del cantautore lucano: “Attraverso una logica argomentativa che sembra appartenere, paradossalmente, soltanto alle cose inutili, si può affermare che la poesia – e la poesia di Petrigliano, in particolare – non è mai inutile nella misura in cui essa non è fine a sé stessa. La poesia è inutile quando si riduce a estemporanea facciata, accozzaglia di aggettivi, espressione del niente. Lo si vede dagli innumerevoli pseudo-poeti nei quali ci si imbatte in ogni angolo del Web – e non solo –, gente incomprensibile nelle proprie esposizioni, senza un minimo senso di autocritica e desiderosi soltanto di apparenza. Ma si parla, in questo caso, di qualcosa che non è nemmeno riconoscibile come poesia”.
giulianopetriglianoCitando ancora Salvini: “Non è il caso dell’opera di Giuliano Petrigliano. Malgrado la giovane età, quest’autore non si perde, va al sodo e colpisce con efficacia, muovendosi sul terreno dell’ironia («fidatevi solo di voi stessi / e del vostro istinto / anche se nel migliore dei casi / vi porterà a formulare / un altro pregiudizio», da Pregiudizi; e non si può in proposito dimenticare l’efficace Ama il prossimo tuo) e talvolta del sarcasmo amaro (si veda, verso la fine della raccolta, la bellissima Gli ultimi saranno i penultimi), ma non trascurando registri più nascosti e personali («Ho avuto un amore che sapeva amare / come un cane dal cuore forte / che corre e conosce la vita / e un po’ gli dispiace / di non fermarsi almeno un minuto / per voltarsi a guardare il vicolo / che ha già percorso e dimenticato / con un passo da straniero»), che condivide con il lettore senza infingimenti e artifizi, consapevole, allo stesso tempo, della fatica che comporta la scrittura poetica, scandaglio nelle profondità dell’essere, auto-terapia quotidiana che filtra le forze oscure senza fingere che non esistano.
Ci sarebbe ancora molto da dire, riguardo ad una poesia capace di tracciare una mappa spietata della nostra Italia e dello spaccato di contemporaneità su cui posiamo gli occhi ogni giorno, ma preferiamo che a parlare sia la poesia. Per cui, augurandovi buona lettura, vi lasciamo a tre testi tratti dalle “Poesie inutili” di Giuliano Petrigliano e che sono Non sparate sulla quindicenneBabbo Natale dorme in stazione e C’era vento.

Non sparate sulla quindicenne

Sarà che lei ha solo quindici anni
e non conosce la vita
anche se sa crearne di nuove.
Sarà che è una ragazza viziata
e ha sempre avuto tutto.

Lei non vorrebbe avere quindici anni.
Il mese prossimo ne compirà sedici.
Poi fra un anno e un mese ne compirà diciassette
e diciotto l’anno dopo ancora.
Ecco
se questa cosa le fosse capitata a diciotto
pensa che sarebbe stato meglio.

Lei ha fretta di avere diciotto anni
così potrà avere la patente
però tutto sommato
i suoi quindici anni non le dispiacciono
perché può permettersi il lusso
di non conoscere la vita.

E infatti
lei la vita non la conosce
e anche se sa crearne di nuove
non ha fretta di crearla
una vita
a quindici anni.

Babbo Natale dorme in stazione

Babbo Natale dorme in stazione
l’ho visto
piegato in due su una panchina.
Babbo Natale dorme in stazione
con la testa sulle ginocchia
e coprendosi il viso con le mani
e indossa abiti civili
insomma un Babbo Natale in borghese
e lo riconoscete solo dal cappello rosso
con il pompon bianco che sfiora il pavimento.
Babbo Natale dorme in stazione
e non è una stazione della Lapponia
o della Groenlandia
o della Finlandia
o di qualsiasi altro Paese
dove ci si aspetterebbe di vedere Babbo Natale.
Babbo Natale dorme alla stazione Tiburtina
fra romanacci in stile Alberto Sordi
che non gli lasciano letterine
non gli chiedono regali
e non si siedono sulle sue gambe
e se ne vanno
con il loro stile da commedia all’italiana
lasciando Babbo Natale
da solo
a dormire in stazione.

C’era vento

Ricordo che c’era vento
ma non avevo freddo,
e avevo bevuto poco.

Sapevo dire due parole
con chi conoscevo appena
ed ero veramente stanco
di fingermi
intriso di buone maniere,
ma in fondo
credevo che valesse la pena
non disprezzare i miei compagni di bevute,
per quanto loro fossero banali.

Loro banali
ed io bastardo, certo,
ma almeno così mi passava la serata.

E infatti anche il tuo sorriso
piano piano
lo stavo dimenticando.

____________________________________________

coverpetriglianoGiuliano Petrigliano
Poesie inutili

Prima edizione, maggio 2015
ISBN: 978-88-98572-51-9
Collana: Comete

Nota introduttiva di Nicola Salvini
Copertina di Raffaele Bellizio

2,99 Euro
(disponibile nei formati ePub, Mobi e Pdf)

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