#Campana130

A una settimana esatta dall’evento 130° compleanno di Campana, contrassegnato dall’hashtag #campana130, è tempo di fare un bilancio, seppure piccolo.

La celebrazione, in occasione del centotrentesimo anniversario della nascita di Dino Campana (1885-2015), ha visto la partecipazione di un buon numero di utenti fb d’ogni parte d’Italia: molti i partecipanti, che hanno postato sulla propria bacheca pezzi del ‘poeta pazzo’. Quello su cui vale la pena soffermarsi è il materiale postato, che comprende non solo scritti poetici, epistolari ecc., ma anche materiale fotografico. Cominciamo da quest’ultimo.

Dino_Campana01È indubbio che la foto più famosa di Dino Campana sia quella che lo ritrae all’incirca nel 1912. A quest’immagine, ormai un’icona dell’autore degli Orfici, si affida pressoché da sempre l’immaginario dei lettori.

DinoCampana02-nocampanaAltra fotografia, un tempo erroneamente considerata immagine del giovanissimo Campana, nemmeno sedicenne all’epoca dello scatto, è quella che avrebbe ritratto la sua classe del Liceo «Torricelli» di Faenza. La foto è famosa anche grazie alle parole di Sebastiano Vassalli ne La notte della cometa (Torino, Einaudi, 1984): «Ho in valigia la fotografia, riprodotta da vari autori, della classe prima liceale del regio Ginnasio-Liceo “E. Torricelli” di Faenza, anno scolastico 1900-901. Dino vi appare accigliato, con incipienti baffetti: un poco più vecchio, si direbbe, dei suoi sedici anni non ancora compiuti. Dietro di lui un suo compagno (forse l’Accardo, o il Solumi) gli appoggia una mano sulla spalla. Gli studenti sono complessivamente diciotto e sono tutti maschi: ciò significa che questa è la foto-ricordo del Corso A. Guardando i volti e gli atteggiamenti potrei tirare a indovinare chi è figlio del Notaio e chi del Padrone della Fornace: ma non sarebbe cosa seria. Più facile cogliere le caratteristiche di alcuni tipi umani già sufficientemente individuati (il disinvolto, l’elegante, il rubacuori, l’altezzoso) e immaginare la rete di relazioni, l’impenetrabile tessuto di interessi di parentele di affinità e di rivalità che stringono l’uno all’altro questi rampolli della borghesia locale, il figlio del Notaio a quello del Farmacista, il figlio dell’Avvocato a quello del Medico…». Il giovane ritratto nella foto non è Campana, com’è oramai assodato da tempo, ma un tale Filippo Tramonti, anch’egli originario di Marradi. «Una scoperta», ha scritto Gabriel Cacho Millet, «incredibile e per me particolarmente dolorosa: che mi costrinse a levare dal muro del mio studio romano quell’immagine che io, come tutti, credevo di Campana e tenevo appesa con la stessa giovanile devozione con cui avevo attaccato alla parete della mia stanza, ai piedi delle Ande dove sono nato, la foto del Che Guevara con il basco» (Prologo a Lettere di un povero diavolo. Carteggio (1903-1931), Firenze, Polistampa, 2011).

Venendo invece al materiale squisitamente letterario postato dagli utenti fb, è necessario sottolineare quanto la fama del ‘poeta pazzo’ non sia affatto affidata ai testi più noti, ossia più corrivi, degli Orfici, come ad esempio La Chimera (dai Notturni), che forse è il testo più citato e famoso, La notte, La petite promenade du poète (ancora dai Notturni), Dualismo, Sogno di prigione, Piazza Sarzano, Genova, ma anche ad altri componimenti ingiustamente un po’ meno famosi, perciò tendenzialmente esclusi dalle ‘famigerate’, se ci si passa l’aggettivo, antologie del Novecento: Immagini del viaggio e della montagna (dalla sezione omonima degli Orfici), tra i testi ‘editi’; Tre giovani fiorentine camminano, che è forse la poesia più delicata del marradese, Poesia facile, Come delle torri d’acciaio, Storie, tra i testi ‘inediti’ (si vedano le Opere a cura del citato Vassalli e Carlo Fini, Milano, TEA, 1989). Sono stati citati anche frammenti dall’epistolario (lo abbiamo fatto anche noi di Matisklo), per esempio il famoso epigramma, estrapolato da una cartolina a Sibilla Aleramo, che incomincia così: «Fabbricare fabbricare fabbricare / Preferisco il rumore del mare» (si veda Un viaggio chiamato amore, Milano, Feltrinelli, 2000), oppure il celebre aforisma, estrapolato stavolta da una lettera all’amico poeta Bino Binazzi dal manicomio di Castel Pulci: «Tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili» (si veda Lettere di un povero diavolo).

In conclusione, quel che ci preme sottolineare, in questa sede, oltre al successo dell’iniziativa, che non può che farci piacere, è che, così come nel caso di Montale, ‘c’è un Campana per tutti’, il che equivale a dire che esistono tanti Campana quanti sono i lettori campaniani, e ogni lettore si è fatto un’idea ben precisa e non banale, perché non stereotipata, dell’infelice poeta di Marradi.

Quella che segue è una nuova anteprima dell’edizione dei Canti Orfici a cura di Fabio Barricalla e Andrea Lanzola, prevista in uscita nell’ormai prossimo autunno.

GIARDINO AUTUNNALE (Firenze)

Al giardino spettrale al lauro muto
De le verdi ghirlande
A la terra autunnale
Un ultimo saluto!
A l’aride pendici
Aspre arrossate nell’estremo sole
Confusa di rumori
Rauchi grida la lontana vita:
Grida al morente sole
Che insanguina le aiole.
S’intende una fanfara
Che straziante sale: il fiume spare
Ne le arene dorate: nel silenzio
Stanno le bianche statue a capo i ponti
Volte: e le cose già non sono più.
E dal fondo silenzio come un coro
Tenero e grandioso
Sorge ed anela in alto al mio balcone:
E in aroma d’alloro,
In aroma d’alloro acre languente,
Tra le statue immortali nel tramonto
Ella m’appar, presente.

L’INVETRIATA

La sera fumosa d’estate
Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? — c’è
Nella stanza un odor di putredine: c’è
Nella stanza una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è
Nel cuore della sera c’è,
Sempre una piaga rossa languente.

FANTASIA SU UN QUADRO D’ARDENGO SOFFICI

Faccia, zig zag anatomico che oscura
La passione torva di una vecchia luna
Che guarda sospesa al soffitto
In una taverna café chantant
D’America: la rossa velocità
Di luci funambola che tanga
Spagnola cinerina
Isterica in tango di luci si disfà:
Che guarda nel café chantant
D’America:
Sul piano martellato tre
Fiammelle rosse si sono accese da sè.

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