Proviamo a NON definire la poesia

Il testo che segue è la prefazione, a cura di Francesco Vico, del volume “Rose e pallottole” di Penne Armate recentemente pubblicato da Matisklo in edizione digitale (2,99 euro) e cartacea (12 euro). Per approfondire clicca qui.


Potrebbe sembrare strano detto da uno che pretende di fare l’editore di poesia, ma onestamente non ho idea di come si potrebbe definire questa “poesia” di cui tanti (me compreso) parliamo così spesso.

Riesco a volte, questo sì, a distinguere qualcosa che è poesia da un qualcosa che non lo è. Non tutte le volte magari, ma spero abbastanza spesso.

Il punto è forse che la poesia non è un oggetto a sé stante, una cosa che si può prendere e analizzare di suo. La poesia si scrive, si legge, si apprezza o meno, ma non esiste come qualcosa di slegato dal suo svolgersi. Poesia è un verbo, non un sostantivo.

È usare le parole – questi oggetti misteriosi che descrivono e allo stesso tempo creano il mondo – con la consapevolezza di stare dicendo qualcosa a qualcuno, fossimo anche noi stessi, è un modo per sentirsi meno soli, è un guardare il mondo con gli occhi bene aperti per raccoglierne ogni briciolo di luce (o di buio, che forse è lo stesso).

Rileggo quello che ho appena scritto e mi accorgo che già mi contraddico: prima sostengo di non sapere cosa sia la poesia, poi ne tento non una ma tutta una serie di possibili definizioni (poesia come verbo, poesia come consapevolezza, poesia come comunicazione, poesia come auto-comunicazione, poesia come comunione, poesia come modo di guardare il mondo). Temo che questo contraddirsi sia inevitabile, quando si parla di un argomento così strettamente legato alle parole, al linguaggio, a ciò che più di tutto il resto ci rende esseri umani: l’uso delle parole, appunto, che non solo ci permettono di comunicare ma contribuiscono esse stesse a definire il mondo nel quale viviamo, le nostre idee, la nostra identità.

In questa antologia troverete tantissime parole, tantissima poesia, tantissimi modi differenti di intenderla e di esercitarla. Insomma, troverete uno spaccato di mondo visto da trentacinque paia d’occhi differenti, raccontato con trentacinque stili differenti, da trentacinque persone differenti.

Non è per un caso o per una qualche “abitudine” editoriale che i testi di ogni autore siano preceduti da una breve biografia/presentazione dello stesso: ognuno di essi è in qualche modo il prodotto di una storia personale, e ciò che scrive è in qualche modo il prodotto di questa storia oltre a contribuire a sua volta a produrla. Ciò che li lega è l’appartenenza a Penne Armate, che per definizione è l’antitesi dei collettivi. Ciò che li unisce è proprio l’insieme delle loro differenze, dei loro modi diversi di intendere la poesia.

Il risultato di questa unione non è una definizione comune di poesia, compito probabilmente impossibile proprio per i motivi visti, ma è una raccolta di poesia: forse il modo migliore per affrontare l’argomento senza disperdere inutilmente energie cercando di trovare un accordo su cos’è che stiamo facendo. La poesia è bene farla, scriverla e leggerla; dove potrà portarci tutto questo forse non lo sapremo mai o forse un giorno lo capiremo, nel frattempo quello che conta è il cammino.


coverPenne Armate
ROSE E PALLOTTOLE

ISBN 978-88-98572-71-7 (eBook, 2,99 euro)
ISBN 978-88-98572-72-4 (cartaceo, 12,00 euro)

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