SotRPN – ospiti/12 – Il Cala

Ancora due giorni e sarà l’8 luglio, data della Somewhere over the Raindogs Poetry Night.

A questo post di oggi, l’ultimo per quanto riguarda le presentazioni dei singoli ospiti (ma non perché siano tutti qui gli ospiti, semplicemente “il tempo stringe”) seguirà domani quello riassuntivo con tutti i nomi. Nell’attesa, presentiamo Alberto “Il Cala” Calandriello.

ilcalabacino
Il Cala con Gianni Bacino, Raindogs Poetry Night dell’8 agosto 2015 alla Fortezza di Castelfranco

Alle soglie dei 40 anni, Alberto Calandriello, detto il Cala, assistente sociale sovrappeso e logorroico, colto da non si sa quale vaghezza e da una incurabile sindrome di Peter Pan, decise che, nonostante i suoi primi 40 anni gli avessero dato sufficienti dimostrazioni del contrario, voleva provare a fare qualcosa di significativo nel campo dell’arte.
Abbastanza consapevole dei suoi limiti in campo canoro-musicale, ma innamorato delle cause perse, entrò in un tot di associazioni (compresa l’Associazione Culturale Matisklo), litigando in (quasi) tutte, per contribuire ad organizzare eventi, serate, festival.
Poi un giorno gli pubblicarono pure un libro sulle sue partite di calcetto e lui non contento attaccò a scrivere poesie.
Se dovessero pubblicargli un libro di poesie inizierebbe a fare i dj set a tema rock and roll, genere di cui è innamorato follemente, non ricambiato.
La moglie e le figlie ancora oggi non se ne capacitano, il suo gatto Ciro Tevez neppure.
Fa parte dello Zoo di Albenga, promotore del Festival Su La Testa che si tiene sempre ad Albenga e conduce la trasmissione Come Don Chisciotte sulla webradio Radio Gazzarra.
Per Matisklo ha pubblicato “Scusa, Ameri” (2014) e “I diari della varicella” (2016), due sue poesie sono state inserite nelle antologie gratuite “R.I.P. – Read In Peace” e “La Bormida al Tanaro sposa”. È inoltre dal 2015 presentatore ufficiale, assieme a Penelope Please, delle Raindogs Poetry Night.
Ha la collezione di magliette rock migliore d’Europa ed è un tipo molto umile.

PER CENA, ROBA TIPICA ITALIANA
Campionati del Mondo 2006

Partita inaugurale, si gioca di sera, mia moglie Simona mi fa: “prendi qualcosa da fare veloce così guardiamo la partita tranquilli”.
Cala, neo papà di Luvi (mesi 8) va al supermercato e compra busta di roba tipica italiana di quelle che metti nel pentolone e aggiungi acqua e bam, tutto pronto.
Mangiamo la roba tipica italiana prima della partita. Morale: 2-0 facile, pirlo e vincenzococaina in surplace sul ghana, bene.
Seconda partita, sempre in prima serata, Cala dà per scontato che ANCHE STASERA si mangi busta di roba tipica italiana di quelle che metti nel pentolone e aggiungi acqua e bam, tutto pronto.
Simona invece dice: eh, dice Elena se può venire a vedere la partita da noi, porta la pizza.
Invece di dire “porta pure ma non entri” (cit.) Cala fa il discorso opposto: certo che può venire, ma mangiamo busta di roba tipica italiana di quelle che metti nel pentolone e aggiungi acqua e bam, tutto pronto.
No, dice che porta la pizza
Vabbè, fate come volete, cazzi vostri.
Morale: 1-1 con the land of the free and the home of the brave, de rossi espulso, malumore diffuso.
(Elena è tornata a casa nostra 4 anni dopo, per sua LIBERA scelta).
Contro i cechi e l’australia giochiamo di pomeriggio, ma.
Ma contro l’ucraina si torna in prima serata ed indovinate?
A cena busta di roba tipica italiana di quelle che metti nel pentolone e aggiungi acqua e bam, tutto pronto.
3-0 facile, zambrottone da 500 metri, doppio toni e vualà.
Semifinale.
Sapete cosa abbiamo mangiato? Esatto!!!

coverfronte
Scusa, Ameri – i diari del calcetto

Busta di roba tipica italiana di quelle che metti nel pentolone e aggiungi acqua e bam, tutto pronto.
Supplementari, Luvi dorme, che a 8 mesi sa un belìn lei della semifinale mondiale in germania contro i tedeschi, dell’orgoglio patriottico e dei camerieri sottopagati.
A pochi minuti dai rigori, Luvi si sveglia, la mamma la culla amorosa, Luvi non si riaddormenta, la mamma la catta su e la porta in sala.
Quando Luvi arriva in sala, l’italia batte un calcio d’angolo, palla a pirlo, finta, passaggio a grosso, tiro.
Oh cazzo.
Gol.
Oh, cazzo
Cosa può fare un neo padre? urlare la sua gioia per un gol nella semifinale mondiale in germania contro i tedeschi, e l’orgoglio patriottico e i camerieri sottopagati?
Ennò, che la bimba si spaventa e non dorme più
Ennò.
Quindi il cala inizia a saltare, a saltare sul posto.
110 kg di saltelli sul posto.
103
Badaboom e badaboom.
Luvi perde immediatamente colore e pronuncia le sue prime parole di senso compiuto:
ELEFANTE
Ma mica è finita qui occhio.
Perché sapete benissimo che 120 secondi dopo.
Ccccccccccccccccannavaro totti gilardino del piero.
Oh cazzo.
Gol
Oh cazzo.
Del piero, non solo gol dell’italia che chiude il match, non solo gol di uno juventino, non solo gol di chi 6 anni prima se ne era mangiati 4 davanti alla porta, non solo.
Gol del capitano della juventus in piena calciopoli e a pochi giorni da una sicura retrocessione in b, nemmeno scontata, visto che aleggia la minaccia della serie c.
E tutto questo però volete dirmi che conta di più della serenità della propria primogenita? Del suo sonno? Del suo crescere serena?
Certo che conta di più, cazzo.
Quindi non urlo nemmeno stavolta ma RISALTO ancora più forte e ballo la lap dance attaccato alla finestra chiudendo la performance con un sonoro calcione catartico alla finestra stessa.
Mia moglie capisce il momento, sa quanto sia importante per me il calcio, sa cosa vuol dire la juve, sa cosa sta per succedere, sa di del piero.
Ma giustamente se sbatte i coglioni e di fronte a sta scenata parte in quarta con la bambina in braccio e sbaaaaaaaaaaam mi da un calcio nel culo di collo pieno (l’ha presa troppo bene, direbbero i telecronisti).
Luvi osserva impassibile, si caga addosso dall’entusiasmo e afferma:
PER ME È UN SÌ.
Finale, dai che siamo quasi alla fine.
È domenica, quindi gita dai nonni e pranzo domenicale da nonna teresa.
Che non conosce stagioni, per il pranzo domenicale.
Soprattutto per le dosi.
Quindi mangiamo come bufali.
Ma.
Ma stasera c’è la finale.
Ma.
Ma invece delle solite 21, la finale salcazzo perché si gioca alle 20.
Quindi.
Quindi si mangia prima.
Quindi, concludendo.
Alle 19.10, pieno orario da casa di riposo, cucina con temperatura di 35 gradi, percepiti 55, la famiglia calandriello è a tavola.
Davanti ad una busta di roba tipica italiana di quelle che metti nel pentolone e aggiungi acqua e bam, tutto pronto.
Rigore decisivo.
Cala e simona hanno tolto il volume che bizzotto e varriale non si reggono in amichevole, figurarsi ai rigori della finale del mondiale.
Luvi a sto giro dorme.
Grosso.
Tiro.
Oh cazzo.
Gol.
Oh cazzo.
Campioni del mondo.
Campioni del mondo.
Campioni del mondo.
Campioni del mondo.
Simona urla di gioia.
Le strade sottostanti si riempono di grida festanti, preannuncio dei caroselli che dureranno tutta notte.
Cala esce di corsa sul terrazzo.
Contemporaneamente anche la vicina di fianco esce per esternare con discrezione il suo entusiasmo.
E si trova davanti uno sudato, grasso, col capello lungo sporco che afferra la ringhiera ed urla.
GOAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAUUUUUUUUUUUUUUUUUEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEIIIIIIEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEAAAAAAAAAAAAASSSSSSSSSSSSSSEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEUUUUUUUUUUUOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA.
Il giorno dopo quell’appartamento era in vendita.
A prezzi stracciati.
P.S.: la busta di roba tipica italiana di quelle che metti nel pentolone e aggiungi acqua e bam, tutto pronto erano pizzoccheri, me ne vergogno ancora oggi, perché poi ho avuto la fortuna di mangiare quelli veri, in valtellina.
Però ci han fatto vincere i mondiali.

(da “Scusa, Ameri – i diari del calcetto“)


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